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E’ la parola più usata, la più scritta, la più pensata, la più tormentata di sempre ma anche la più struggente: Amore.
E’ proprio l’amore sofferto, l’amore finito il tema di un’eccentrica mostra, da poco inaugurata presso il “Museum of broken relationships“ (appunto “Il museo delle storie finite”) a Zagabria, in cui sono esposti vari feticci di amori ormai perduti.
Il progetto era nato nel 2006 come un allestimento itinerante che da Zagabria era passato per Spalato, Berlino, Belgrado, San Francisco, Singapore, Manila, Cape Town e Istanbul per poi trovare sede stabile presso il museo della capitale Croata.
I Visitatori sono già tantissimi e nel frattempo contiua la raccolta delle opere da esporre, inviate da un sempre crescente numero di ex-innamorati dai cuori infranti che vogliono sbarazzarsi simbolicamente degli oggetti più significativi delle loro relazioni amorose ormai perdute.

Proprio quando il mondo comincia a correre troppo in fretta sembra emergere un dilagante bisogno di “abbassare la marcia” dell’enorme macchina su cui viaggiamo a velocità sempre più sostenuta.
Così nell’era dell’informatica e della tecnologia imperanti spuntano sempre più numerose iniziative volte al recupero di oggetti, usanze e pratiche appartenenti ad un passato più o meno remoto ma che sembrano dare quel senso di autenticità e genuinità di cui siamo alla ricerca.
E’ il caso del ritorno della moda anni ’70 e ’80 (abitini “squadrati”, pantaloni attillatissimi, occhialoni…), della rivalutazione delle incisioni su vinile, della riscoperta dei sapori tradizionali, fino ad arrivare alla proposta di reimmettere sul mercato i film pack delle mitiche polaroid.
E’ proprio questa eccentrica e nostalgica idea ad aver ispirato l’esposizione dei preziosi scatti di artisti del calibro di Andy Warhol, Mario Schifano e Yasumara Morimura, in mostra rpesso la galleria Doozo a Roma dall’11 Novembre al 26 Febbraio.

Dai tempi dell’inneggiamento alla “Sisterhood” - ” La Sorellanza” – e del recupero delle grandi pioniere del pensiero femminista, la lotta contro le gerarchizzazione del gender ha compiuto un lungo percorso che ha lentamente portato ad una ri-valutazione del ruolo della donna in ogni settore e quindi ad un livellamento (seppure non ancora del tutto compiuto) della disparità tra i generi.
Ne è prova il prestigio oggi attribuito alla lunga tradizione letteraria femminile recuperata, attraverso assidui studi, da studiosi e studiose di diverse nazionalità e culture oppure, più in generale,
la crescente presenza delle donne in quasi tutti gli ambiti lavorativi e professionali.
Ma le voci femminili – troppo a lungo soffocate -
si fanno sentire, oggi più che mai, anche nel mondo dell’arte, una realtà in cui il tradizionale monopolio di matrice maschile comincia a scricchiolare e le opere di
artiste di tutte la parti del mondo iniziano ad avere sempre maggior visibilità.
Ne è un significativo esempio l’insolita mostra dal titolo “Seductive Subversion:women pop artists 1958-1968″ in scena fino al 9 Gennaio 2011 al Brooklyn Museum di New York.
“Insolita” è l’attributo giusto se consideriamo che della pop art siamo soliti sentir parlare prevalentemente di esponenti uomini quali Andy Warhol o Jasper Johns.
La mostra che colora la prestigiosa galleria di New York è in tal senso radicalmente sovversiva poichè presenta quadri, sculture ed opere d’arti recanti esclusivamente firme di artiste donne.
“Insolita” non solo perchè esclude completamente i nomi maschili dal suo repertorio ma anche perchè le artiste in scena non sono unicamente provenientei dai paesi anglo-amercani che hanno tradizionalmente definito la pop art.
Si tratta di un evento imperdibile, quanto meno per i pochi che hanno la possibilità di raggiungere la fervente città amerciana.
Nel frattempo attendiamo fiduciosi che eventi di tal genere diventino sempre più frequenti e brulicanti anche nel nostro (un po’ assopito) caro bel Paese.

Nell’epoca del digitale ogni cosa è cambiata e se fino a pochi anni fa le ricette si leggevano sui ricettari, i libri erano esclusivamente stampati, il telefono era rigorosamente collegato a un cavo e si scrivevano ancora lettere d’amore su carta profumata.
Oggi ci basta accendere un computer ed entro pochi clic abbiamo ciò di cui abbiamo bisogno.
Tutto è ormai passato attraverso un processo di digitalizzazione e così anche il modo di fare arte.
Nuovi strumenti creano nuove possibilità e quindi anche nuovi artisti ma ciò che resta è la difficoltà di uscire dall’anonimato in cui sono costretti tanti giovani talenti.
E’ il caso della cosidetta Urban Art, una forma d’arte visiva strettamente legata al mondo digitale , in cui operano molti artisti contemporanei di cui però raramente si viene a conoscenza.
Uno dei pochi nomi oggi noti al grande pubblico è quello di Tom Lewis, disegnatore britannico che, grazie a una sua apparizione fortuita in uno show televisivo, è uscito dall’ombra per far breccia nei cuori di migliaia di collezionisti inglesi.
Le opere di Lewis, in particolare la sua piccola creatura color rosa fluo di nome Megan, racchiudono l’essenza assoluta della contemporary urban art, fondendo tecniche pittoriche tradizionali e mondo digitale, richiami a lontane culture orientali e moderni paesaggi urbani.
Il fascino della Urban Art e il talento dell’illustratore inglese sono tali che pochi giorni fa il noto Maverick Showroom di Londra gli ha dedicato uno spazio personale in una mostra dal titolo “Megan and the garden of Edo” (in riferimento alla cultura giapponese dell’epoca Edo da cui Lewis trae ispirazione).
Già tempo fa, vi avevamo sottoposto un video (STRANE OPERE D’ARTE?!) che raccoglieva tante opere artistiche molto strane, più o meno moderne.
Oggi, vogliamo proporvi la seconda parte del video, con tante altre opere nuove.
L’arte continua ad apportare, in giro per il mondo, nelle strade, nei parchi e in tutti i luoghi più o meno pubblici, fascino, riflessione, stupore, gioie e dolori.
Oggi più che mai, l’arte deve essere supportata, criticata ed apprezzata da tutti gli abitanti della terra, in quanto dono primordiale di un passaggio terrestre, che negli hanni ha raccontato storie umane e meno umane.
Tanti i temi trattati dagli artisti e dalle opere d’arte presenti all’interno del video, vi sono opere astratte, opere che richiamano problemi sociali, opere simbolicamente forti, opere buffe e meno buffe.
Speriamo di fare cosa gradita.
Buona visione
Si tratta dell’opera dell’artista italiano, Max Papeschi, a creare grande subbuglio.
Un corpo di donna con la faccia del celebre personaggio Disney: Mickey Mouse. Alle spalle di Michey Mouse, una grande croce uncinata.
Il cartellone della discordia è stato esposto per reclamizzare una mostra d’arte che si terrà nell’edificio dal prossimo settembre e che raccoglierà i manifesti più famosi dell’ultimo secolo.
L’ingombrante manifesto sta causando grande sconcerto e sincero imbarazzo, tra la popolazione Polacca, ma anche in tutto il mondo. Soprattutto perché non è rimasta confinata in una sala espositiva, ma perchè è stata riprodotta su un grande cartellone pubblicitario affisso sulla facciata di un famoso palazzo nel centro storico di Poznan.
Molti tra gli abitanti chiedono di togliere quella svastica, ma secondo Malgorzata Mikos-Fita, portavoce della Procura della Repubblica Polacca, la magistratura ha già archiviato il caso:
“Nessuna legge è stata violata. Non possiamo incriminare nessuno perché quella presente sul cartellone è un’opera d’arte“.
Si tratta senza dubbi di un opera d’arte che fa discutere e farà discutere, suscitando emozioni diverse in ciascuno di noi, riuscendo così a smuovere le coscenze… ottenendo probabilmente quello che l’artista voleva.
Quest’anno la Polizia di Stato festeggia il suo 158° anniversario dalla fondazione e contemporaneamente è anche il 50° compleanno della presenza delle donne nell’arma.
Nell’ambito di una cerimonia istituzionale, sarà premiata la prima donna che entrò in Polizia nel 1960, ovvero “Rosa Scafa“, che oggi 85 anni e vive a Trieste.
Tante le iniziative e i festeggiamenti in tutte le città dell’Italia, per valorizzare l’operato e il coraggio della Polizia di Stato.
A Roma, in piazza del Popolo e al parco centrale del lago dell’Eur, dal pomeriggio di oggi fino a domenica vi saranno i tradizionali giorni d’incontro con i romani e i turisti.
Oggi le celebrazione con la presenza e la partecipazione del Presidente della Repubblica “Giorgio Napolitano“.
Una bella raccolta di immagini d’epoca, come omaggio ai 50 anni di donne in divisa, è stata relizzata dal giornale nazionale Repubblica che vi invitiamo a visionare.
A seguire invece, vi proproniamo lo spot ufficiale che è stato realizzato in occasione di questo particolare doppio evento.
Buona visione

Cindy Sherman, Untitled Film Still # 17, 1978 b&w photograph © Cindy Sherman / Sammlung Verbund, Vienna
Si avvicina la festa della donna e per renderle omaggio a Roma il 19 febbraio sarà inaugurata, presso la Galleria nazionale d’arte e contemporanea di Roma, una mostra fotografica che vede protagonista la donna.
Il titolo della mostra è “Donna. Avanguardie femministe negli anni 70“.
17 gli artisti di fama internazionale e circa 200 opere che trattano su temi quali, il corpo, l’identità femminile e la differenza uomo-donna.
Una mostra che può far riflettere su come, esprimendosi liberamente senza censure verso contenuti forti, spesso scomodi, ecco che la comunicazione visuale, le lotte, le conquiste possano essere lette in chiave moderna dando spazio a nuovi linguaggi e nuove strade per la libertà d’espressione.
Una mostra dunque da non perdere!
L’ultima opera realizzata dall’artista americano Craig Tracy ha stupito tutti.
Ha realizzato una sorta di quadro tridimensionale raffigurante una tigre, usando il corpo di tre modelle ed i loro corpi.
Tutto il quadro nel complesso deve essere guardato dall’alto, altrimenti la prospettiva si disfa.
Un telo per terra, una modella inginocchiata e piegata in avanti che abbraccia le altre due modelle che stanno rispettivamente alla sua destra e alla sua sinistra.
Una interessantissima prova di body painting e di arte, che viene ritenuta da molti incantevole.
Ovviamente, dietro a queste forme d’arte si cela sempre un messaggio intrinseco e pieno di significato, infatti l’opera è stata richiesta dall’associazione “Save China’s Tiger“, che ha come obiettivo la salvaguardia di questo meraviglioso felino che rischia l’estinzione.






