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Il mezzo fotografico in Italia sta vivendo la sua maturitá artistica e intellettuale. Lo dimostra il fatto che sempre piú manifestazioni fotografiche comprendono incontri per la lettura del portfolio.
Per giungere fino a qui il percorso e stato lungo e tortuoso fin dagli anni del dopoguerra ad oggi.
Il dibattito, spesso dai toni molto caldi, si e sviluppato una volta che la fotografia come arte si é potutta sdoganare dal “pittorilaismo” dei soggetti banali e ridondanti imposti dalla censura ed é stato condotto a piú riprese attorno alle due differenti scuole di pensiero che sostengono l’una il valore creativo e libero della fotografia singola come entitá indipendente, opera d’arte dalla vita propria e l’altra a favore della fotografia come arte che ha il compito di documentare la realtá.
Questo lungo e a tratti irrisolto contendere ha avuto molti nomi importanti della fotografia italiana che vi hanno preso parte fondando anche scuole di pensiero ufficiali. La FIAF stessa ha sovente preso parte in questo dibattito.
Un progetto fotografico e un’opera di studio e analisi di un certo soggetto o un fenomeno che devono essere completamente documentati seguendo un filo narrativo, interpretativo nello studio. La fotografia singola come opera d’arte in se stessa puó certamente avere qualcosa di geniale, unico e irripetibile il cui valore puó non essere ripetibile con sequenze di numerosi scatti. In ogni caso il problema non e quello della ripetibilitá del genio e tantomeno é quello di fornire giudizi di merito sulle due forme espressive.

La domanda che ci si puó porre e a cui forse é interessante cercare una risposta é qualcosa di simile: se ci fosse una fine del mondo e della nostra civiltá non rimanessero che resti e la civiltá successiva trovasse nostre fotografie, preferireste lasciare qualcosa di bello e di esteticamente pregiato oppure qualcosa attraverso cui capire meglio chi eravamo e come concepivamo le cose?

2 Commenti a “Fotografia amatoriale: progetti o foto singole?”

  • Lali scrive:

    Inizio con lo scrivere che non son convinta che il mezzo fotografico stia vivendo il suo momento ‘maturo’, al contrario, credo che l’avvento del digitale abbia svuotato notevolmente la fotografia di ciò che era la ‘ricerca’ del soggetto perfetto e lo studio dietro una foto, e che buona parte delle fotografie che si vedono in giro siano più frutto di un colpo di fortuna che di un’analisi dei fattori (la luce, le ombre, il soggetto, l’espressione, il contesto). Daltronde la differenza la vedi palesemente anche su te stesso: con la macchina analogica prima di scattare una foto ci pensavi su più e più volte, e a frenarti era la limitatezza del rullino e i costi di sviluppo a tratti proibitivi, senza contare il fatto che le macchine fotografiche in circoalzione erano ben poche rispetto a ora. Con le macchine digitali la mole di fotografie scattate si è centuplicata, ma …la qualità? A fronte di una memory card da svariati Megabytes, le foto fatte ‘ad arte’ e non semplicemente scegliendo la modalità “Auto” si possono contare sulle mani. La macchina fotografica è passata da oggetto che pochi utilizzavano a livello artistico/documentaristico a gadget di cui nessuno fa più a meno, e che sempre più utilizza solo per fotografare le scene di ogni giorno, le feste, le serate con gli amici, il tutto anche molto ‘sostenuto’ da strumenti informatici quali i social network come Facebook o Myspace che sempre più son basati sull’immagine e sulla sua ‘libera circolazione’.

    Per rispondere alla tua domanda, io dico che le fotografie da lasciare ‘ai posteri’ sarebbe meglio fossero esteticamente valide come ogni foto degna di tale nome dovrebbe essere. Per il resto, qualunque foto scattata con criterio, in qualunque epoca, racchiude in se un valore documentaristico unico, puoi pensare alle foto dei Fotografi di Guerra, come Gerda Taro, o a quelle di Tina Modotti e la sua rivoluzione Messicana, fino ai fotografi di Vogue come Helmut Newton o le più recenti e digitali – opere Still Life di Nobuyoshi.
    La fotografia credo non sia o arte o documento, ma necessariamente racchiude le due cose in una sorta di verismo visuale…

  • Paolo scrive:

    Non sono totalmente d’accordo con Lali circa la qualità della fotografia con l’avvento del digitale. Una buona fotografia é buona a prescindere se scattata con un’analogica o con una digitale. La classe e l’arte se ci sono si vedono, quindi un buon fotografo non deve temere paragoni se non con chi reputa meritevole di attenzione. Detto ciò, mi collego alla domanda : progetti o foto singole? In passato ho proposto l’acquisto di alcune foto singole ad alberghi, residences, studi di medici o avvocati e l’interesse c’è stato, ma senza troppa
    “animosità”, parlando con i clienti e gli amici sentivo spesso la frase ” Sono interessanti, ma non hanno un tema, un filo conduttore, una storia…” Avevo voglia a spiegare che ogni immagine é una storia di se stessa..
    Poi quest’anno, visto che avevo una ricca galleria di foto di Parigi, ed avevo finito di esporre per sei settimane in una galleria parigina, ho pensato di proporre al pubblico italiano una “serie” di immagini simbolo di Parigi e trasformando ogni scatto in un formato Polaroid con colori neutri. Ho dato un titolo la progetto “Paris-Polaroid”, giocando sulla nostalgia sia della citt° che della mitica Polaroid scomparsa dal mercato e ne ho fatto un catalogo ed ho iniziato il giro degli amici clienti per proporre come regalo di Natale alle persone più “importanti” nelle loro attività professionali nonché familiari cari, la foto d’arte anziché la solita rubrica o penna o sciarpa. Ogni singola foto é incorniciata in laccato nero 20X20 cm foto centrata in passepartout avorio e formato 12 x 12 cm. Bingo! Il progetto é piaciuto ed adesso sto attenendo la conferma degli ordini. Secondo me che ha idee nonteme confronti, l’importante é saper proporre le proprie idee e crederci fermamente. A Parigi, non immaginavo di vendere nulla ed invece… su 24 foto proposte, bé ne sono andata via 11! Certo a Parigi, l’arte é di casa e la conoscenza e l’amore dei parigini per l’arte e la fotografia é indiscusso, in Italia c’è ancora diffidenza ad acquistare una foto come “opera d’arte” o pensare alla foto come regalo, tranne che la foto non sia firmata da un fotografo di nome ben conosciuto, che tecnicamente magari é bravissimo, ma in quanto ad “anima” non se ne parla nemmeno…
    Un bocca al lupo a chi ama la fotografia e che cerca di regalare emozioni a chi si sofferma a guardarle.

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